Tutti sicuramente nella nostra vita abbiamo subito dei piccoli o grandi traumi nell'età infantile, ora elencherò quelli che mi hanno segnato di più e che quindi ricordo tutt'ora.
La mia piccola paperetta... Era "simpatica", starnazzava tutto il giorno e mi rincorreva per il corridoio cercando di beccarmi i piedi, ma nonostante tutto le volevo un gran bene e mi ci ero affezzionata, il nome non lo ricordo, quello che mi restò più in mente fù il nostro addio.
Tutto nacque un giorno di tanti anni fa, ero molto piccina, vivevo con mio padre e mia madre in un piccolo bilocale, avevo già tanti animali tra cui un allevamento di cocoriti, un'altro di conigli e qualche cricetino. Un giorno andai a una fiera di pasqua nei pressi di vergato, dove abita mia nonna, li c'era un gioco a palline, dove se centravi il bicchiere vincevi un pesce rosso. A dieci punti vincevi un pulcino. Ora la trovo una cosa ripugnante "vendere" animali come premio di gioco, ma a quei tempi ero solo atratta da quei bei batuffolini gialli. Provai a vincerne uno, e al secondo tentativo ce la feci. Ero felicissima. La portai a casa, per tre giorni visse una vita apprezzabile, il quarto giorno entrò mia zia, la pestò, e morì. Piansi tantissimo così decisi di tornare in quella fiera e prenderne un altra. Per un anno visse con me, non eravamo due anime gemelle ma eravamo comunque unite. Un giorno un uomo, il riparatore del depuratore dell'acqua venne a casa. Esso abitava in campagna e parlava coi miei di un allevamento di papere che aveva... alla fine parlando parlando decisero di dargli anche il mio paperotto. Io stavo malissimo, ma non dissi di no, era demoralizzata, non pronunciai parola; da una parte, però, ero felice perchè sarebbe andato in un posto con altri suoi simili. La mattina seguente il mio papero non c'era più, i miei non erano usciti, quindi non potevano averlo dato via, era mattina presto. Domandai dove fosse, non ricordo esattamente cosa risposero, ma ad ogni modo cercarono di evitare il discorso. Più tardi realizzai che molto probabilmente era stato cucinato. Ditemi se non è un trauma questo?!
Le cadute disastrose...
Da piccola ero vivacissima, non stavo mai ferma un minuto, ma nonostante ciò, tutte le volte che cadevo non mi facevo mai male. Le mie cadute disastrose non sono mai state a causa mia. Quella più lontana fù su pattini a rotelle, mi spinsero, caddì e per dei giorni se non settimane non riuscivo a dormire dalla parte dove mi ero fatta male. Avevo metà coscia tutta sfregiata. La seconda caduta traumatica fù in bicicletta, era con una ragazza più grande di me, una di quelle fighettine che se la tirano a manetta anche con una bici da bambine che è già tanto se sta intatta e non perde pezzi, ecco questa brillante ragazza decise di farmi fare un giro, mi caricò dietro e più o meno ogni 2 minuti impennava. Stadifatto che alla ventesima volta, la bici mi si rovesciò addosso, quella simpatica donzella se ne andò senza nemmeno aiutarmi e io mi ritrovai un bernoccolo sulla parte alta della fronte per più di una settimana. La terza, nonchè l'ultima che ricordo fù nella pista di pattinaggio sul ghiaccio. Nel periodo natalizio, vicino alla stazione di bologna, da anni, allestiscono una pista di pattinaggio sul ghiaccio con pattini a noleggio. E' un idea bellissima e io amo pattinare, poi sul ghiaccio è molto più bello perchè si scivola meglio, peccato che è popolata da persone incompetenti e stranieri cafoni. Un giorno mentre pattinavo tranquillamente da sola, dei tizi adulti o comunque più grandi di me stranieri cafoni e incompetenti ( quindi le avevano proprio tutte ) mi vennerro adosso perchè non sapevano frenare e andavano troppo veloce, travolgendomi e facendomi cadere sul ghiaccio gelido, non solo mi feci malissimo mi presi pure la febbre.
Le amiche false...
Sono sempre stata una ragazzina sulle sue, strana e con i suoi hobby particolari. Andavo d'accordo quasi solo coi ragazzi, gli interessi erano di certo più simili ai loro. Le bambinette pensavano solo a truccarsi e farsi fighe per andare a provarci col compagno di classe che non se le cagava nemmeno a morire perchè era impegnato a giocare a calcio coi suoi amici. Insomma oche da sempre le ragazze.
Nonostante fossi una tipa solitaria pure da bambina, ammetto che mi mancava un amica. Coi ragazzi mi divertivo, ma certe cose non le capivano, sopratutto quando si è piccoli, e avevo bisogno anche di parlare con delle ragazze. Premetto che a quell'età ero più attratta dalle femmine in ambito sentimentale, perchè io mi sentivo un maschio, mi vestivo sempre da ragazzo e portavo i capelli corti.
La mia prima amica fù una vicina di casa, abitava nel palazzo difronte al mio. Il primo anno era gentile, alla fine i bambini sono ingenui con poca personalità, solitamente vanno d'accordo tutti tra loro. Io avevo 6 anni lei 8 e mezzo quasi 9. Non era italiana. Quando lei arrivò ai 10, 11 anni e io ai 7, eravamo completamente su due mondi diversi. Io ero attratta più dal genere "alternativo" amavo i corsetti, le cose macrabe, gli horror i capelli colorati ecc, mentre lei era più per il rosa shocking, hello kitty, i ragazzi, la musica house ecc. Io non ci litigai assolutamente per quello, non ho mai giudicato e mai giudicherò una persona per i gusti o per il modo di vestirsi, ma lei lo fece. Cambiò completamente giro di amiche, preferì andare con le troie. Mi abbandonò, io ci rimasi malissimo. La seconda era sempre straniera, semplicemente perchè all'inizio sono quelle più amichevoli, essendo false e sfruttatrici gli conviene comportarsi in tale maniera. Me ne combinò di tutti i tipi, stava con me per puro interesse, avendo io più amici maschi. Lei era una di quelle sgualdrine che a 11 12 anni andava in giro coi tacchi 15 e le mini girofiga, non perchè le piacessero ma perchè doveva attirare l'attenzione dei ragazzi, peccato però che nonostante io mettessi buona parola su di lei, tutti finivano per cercare me e ignorare lei. A me non interessavano i ragazzi, già ora tendo a starmene per le mie e non è di certo il mio primo interesse avere una relazione. Non faceva altro che offendermi, mettendole giù come critiche costruttive, col tempo poi ho scoperto fossero solo sfoghi di repressione e invidia ma a quei tempi mi feriva tutto ciò che usciva dalla sua bocca, naturalmente mi importavano i suoi pareri, essendo lei una persona importante. Quando mi accorsi di tutta questa falsità, smisi di cercarla, lei non lo fece e non ci sentimmo più. La terza amica, sempre straniera, tutte dell'est europa, all'inizio si presentò gentile e disponibile, riuscì quasi nel farmi ricredere sulla brutta reputazione che mi ero fatta su quella nazionalità di ragazze, ma il "sogno" durò ben poco, e anche questa mi massacrò psicologicamente. Triste e amareggiata da tutto quello che mi era accaduto decisi per un pò di ignorare tali persone. Fortunatamente poco dopo incontrai una vera amica, italiana che ho tuttora da 7 anni, e le voglio un gran bene. Col tempo poi mi accorsi che tutte le ragazze est europee erano delle troie false e frivole, e ogni volta che provo a ricredermi, ne incontro una che mi fa solo affermare la mia attuale ipotesi.
La gente che mi copia...
Da bambini si hanno antipatie per cose stupide, io ero fissata con l'originalità. Odiavo la gente che faceva quello che facevo io, volevo l'esclusiva. Tutti, sopratutto mia cugina con la quale anche attualmente non ho un buonissimo rapporto, tendevano al copiarmi, non perchè io facessi cose innovative e fantasiose ( in realtà anche ) ma perlopiù perchè le facevo io, che ero una leader.
Tutto ciò mi infastidiva. Tutt'ora non sopporto la gente che copia, la gente senza personalità che vive con la vita di un altra persona, ma più di tutti quegli individui morbosi che ti criticano e poi ti copiano. L'invidia è una brutta bestia.
La solitudine...
Ero, sono e rimarrò sempre una persona fuori dalla norma; questo implica però l'avere meno gente intorno perchè per le persone tu sei strana, e strana nel loro gergo è sinonimo di "brutta persona".
Semplicemente sono tanto stupidi nel non capire e nel non vedere il buono che c'è in una persona con gusti diversi. Questo fenomeno è fiorente sopratutto nel sud italia, dove le persone sono chiuse come una lattina di birra senza la linguetta. Non si accorgono di essere solo un branco di pecore che seguono quello che dice la televisione o la moda. Non hanno creatività ne iniziativa ne carattere. Ma questo è risaputo e questo post è per parlare dei miei traumi infantili non della feccia umana.
Sono partita col dire ciò perchè sono sempre stata emariginata a causa di queste mie peferenze particolari. All'asilo mi picchiavano, le maestre non dicevano nulla, nessuno mi credeva o mi difendeva perchè io ero strana, io ero cattiva, io iniziavo la rissa. In realtà era una marea di pregiudizi stupidi creati da gente altrettanto idiota: io ero tranquillissima, l'unica mia pecca era l'essere vivace.
All'elementari mi prendevano in giro per svariati motivi, uno dei tanti era perchè parlavo coi piccioni. Io amavo gli animali, e mentre quel branco di idioti dei miei compagni si divertivano a rincorrerli, spaventandoli e facendoli volare via ( ridevano anche, mhh bho ci vuole proprio un quoziente intellettivo basso per beffeggiare dei poveri volatili spaventati da un loro calcio ) io preferivo dargli gli avanzi della mia merenda. Un altra causa del mio isolamento è perchè amavo i manga, il giappone, amavo disegnarsi sui quaderni, nei compti, sul diario ecc. A quanto pare le ragazzine presuntose dell'elementari ritenevano che i cartoni fossero per persone ritardate mentre le barbie per donne mature, peccato che per capire un anime come wolf's rain ci voglia un cervello, per far muovere dei pezi di plastica e parlare non ci vuole nulla. Uno degli altri motivi era il fatto che io non mangiavo mai a mensa, non studiavo a scuola il pomeriggio e preferivo andarmene a casa a guardare i cartoni. Il cibo della mensa faceva schifo e ti costringevano a rigurcitarti di roba che puzzava di cadavere. Era ovvio che prefrivo andarmene a mangiare a casa. Anche alla medie ero isolata, mi davano della cicciona, della deviata mentale, della pazza e della strana. Non ero affatto robusta, nella norma, qualche chilo più di ora, ma avendo sempre avuto la faccia tondeggiante potevo sembrare un pò paffutella, ma grassa no. Si divertivano semplicemente perchè io me ne stavo per le mie, mentre quelle oche si conoscevano già dall'elementari e avevano formato i loro gruppetti di BEST FRIENDS FOREVER ( questi sono problemi mentali). Della deviata mentale per i miei gusti sia nel vestire sia nella musica ( prevalentemente giapponese ). Ovviamente gli insegnati conformi alla massa non erano da meno e si divertivano nel vedermi isolata, stadifatto che nei gruppi, nelle gite o nelle uscite, quando ci si doveva mettere in fila per due io ero sempre sola, poichè eravamo in dispari. Pazza e strana perchè il secondo anno di medie lo passavo a disegnare o a leggere manga, mentre gli altri passavano le loro ricreazioni a spettegolare. Un giorno dell'ultimo anno di medie, mi decisi a domandare a una compagna "perchè sarei strana?" la sua risposta fù lenta e piena di "uhm" in realtà non lo sapevano nemmeno loro, poichè apparivo come la più debole, quando in realtà non me ne fregava nulla e quindi preferivo farmi i fatti miei, loro si divertivano per sentirsi più forti ad accanarsi su di me che ero la "pecora nera" del gruppo, la diversa. Ad ogni modo la risposta fù una cosa del tipo: "Eh per come ti vesti". Io volevo vedere se erano davvero così stupide nel odiare una persona solo per la preferenza del colore dei jeans, io neri e loro rosa, così chiesi in prestito in giro vestiti "normali". Li misi per mezzo anno, e a fine anno tornai dalla tipa rifacendo la stessa domanda, anche perchè in quel mezzo anno non era cambiato nulla. Lei mi rispose all'incirca: "Eh per i modi di fare, per il colore dei capelli"... cose ha caso non sapeva nemmeno lei cosa dire, e li mi accorsi ancora di più di quanto le persone fossero schifose.
Il mio rapporto coi genitori...
Anche per loro sono sempre stata la strana, nella mia famiglia mi hanno sempre odiato tutti. Mio padre ha origini del su, e tutta la sua famiglia mi ripudia tutt'ora. Sono persone immature e inadeguate alla società d'oggi, dove chi osa va avanti nella vita, chi ha paura di cambiare la routine viene sommerso dalle regole della monotonia. I miei, quando ero piccina, non facevano altro che litigare, litigare, litigare e litigare, urlavano e si picchiavano, e io ero sempre li per le mie silenziosa e in disprate. A 3 anni mio padre portò una donna in casa, mia madre stava male. Mio padre la tradiva e lei piangeva. Lo pedonò ma pochi anni dopo lui rifece la stessa cosa e mia madre esausta da tutto ciò decise di lasciarlo. Così andai a vivere con mia madre. Prima di tutto ciò, quando ancora vivevo con mio padre, le giornate erano tutte uguali. La sera quando tornava mio padre discussioni, la mattina scuola e il pomeriggio o uscivo al parco con mia mamma o guardavo la tv con lei. Mio padre non mi ha mai capita ed è sempre stato troppo severo con me. Entrambi i miei genitori mi vogliono sicuramente molto bene e io gliene voglio a loro anche se per un periodo ho odiato mio padre. Ho quasi sfiorato l'anoressia e lui non fecava altro che offendermi e dirmi che tutte erano più belle di me, io ci stavo male. Mia madre invece non mi ha mai consolata nel momento del bisogno. Loro probabilmente non se ne accorgono, quindi non gliene faccio una colpa, alla fine è difficile il mestiere del genitore, e loro lo hanno fatto bene fino ai 10 anni. Poi hanno pensato che io stessi impazzendo, solo perchè ho deciso di iniziare a fare cose che non fanno tutti iragazzi della mia età , solo perchè preferivo cose diverse, dipingevo e me ne stavo sempre in casa.
Un giorno di tanto tempo fa, quando ero molto piccola, mentre i miei discutevano mi feci male, mi tagliai il dito, e piansi, ma nessuno mi ascoltava. Per attirare l'attenzione scrissi aiuto col mio sangue sulla parete del corridoio, ne ero felice, smisi di piangere e il dito non mi faceva quasi più male: per me quella era arte. I miei finito il litigio non la presero bene e mi sgridarono. Mi portarono anche dallo psicologo di forza e quando mi disse fai un disegno libero io disegnai un cimitero con le bare e delle rose bianche impugnate da mani che spuntavano dal terreno, tutto illuminato dai raggi della luce della luna. Venne fuori che ero una persona fissata con la morte, che volevo morire e che ero sempre triste. Nessuno capiva che il mio disegno rappresentava la speranza (mani che sbucano dal terreno), che anche se utto andava male ( cimitero ) c'era sempre una via d'uscita (facio di luce), e alla fine lo sforzo sarebbe stato gratificato (rose bianche).
Tutt'ora infatti ho un odio per gli psicologi, vogliono solo soldi, sono egoisti e non sanno nemmeno fare il loro lavoro, non lo fanno per passione ma per guadagno e tutto quello fatto a scopo di lucro è fatto male.
Da piccina già coltivavo il mio amore per gli animali, anche per gli insetti, stadifatto che tutte le volte che andavo in campagna da mia nonna, mentre tutti mangiavano o giocavano a carte io uscivo e prendevo in mano , cavallette, coccinelle, bruchi, mille piedi, api e vespe.
Solo una volta fui punta da un ape, perchè per sbaglio la schiacciai con entrambe le dita. I miei ovviamente erano disgustati da questa cosa e nei periodi estivi quando andavo in vacanza dai parenti del sud e prendevo in mano lucertole o baciavo cavallette, tutti si arrabbiavano con me e dicevano che portavano malattie. Stupidi esseri umani, baciare un animale non porta nessuna malattia, non ne ho mai prese. Gli animali non sono malati, vivono più puliti di molti esseri umani, sono gli uomini che portano le malattie facendo esperimenti su di essi, stressandoli, cacciandoli, mangiandoli torturandoli. Tutt'ora ho l 'appellativo di colei che bacia le cavallette. Se tu dai amore, ricevi amore dagli animali, non è così però con gli esseri umani, per esempio a me le zanzare non pungono, perchè io non le schiaccio, m'è capitato 2 o 3 volte di essere punta da una di loro, l ho pure vista nel mentre lo faceva, e non l ho cacciata via, l ho lasciata fare per poi sgridarla e dirgli di non farlo più... potete anche credere che io sia pazza e che gli animali non capiscono quello che noi diciamo, continuate pure a ucciderle e a farvi pungere, io resto del mio parere senza punture.
Inoltre ho una zia paterna acquisita che mi odia da sempre, e mi fa il malocchio in maniera spudrata da quando sono nata. La volta più recente fù appunto quest'anno, pochi mesi fa. Decisi di andare al mare con una mia amica poichè ho la casa dei parenti ed è tutto gratis. Mia zia veniva solo nei week end nella casa al mare. Tutti i parenti avevano accesso a quella casa poichè è composta da tre piani, e nel mezzo c era la mia camera. Un sabato indossai un vestito verde fiorato. La domenica lo riposi nel cassetto. Il lunedì pomeriggio volevo rindossarlo ma non c'era più, sbadata come sono ho pensato "l'avrò spostato e non ricorderò dove, lo ritroverò quando farò le valigie, me ne metterò un altro". Ciò però non accadde. Quella settimana ebbi dei problemi così dovetti tornare a casa prima di mio padre, feci le valigie e non trovai il vestito, ma ero di fretta così chiesi a mio padre di cercarlo prima di tornare a bologna. Il week end dopo il mio vestito è magicamente apparso in una bacinella lavato e profumato, mio padre, la sua compagna e mio nonno che avevano guardato ovunque non l'avevano trovato e caso strano è riapparso proprio il week end dopo. Fortunatamente io non credo a queste cose, quindi mi fanno poco effetto, ma era tanto per dimostrarvi quando possa odiarmi ingiustamente la gente, pure i miei parenti.
La carne dietro alla tv...
Un'altro avvenimento traumatico e divertente, forsè più scioccante per mio padre che per me fù quella volta in cui ero a pranzo da mia nonna paterna, (io non ho mai amato la carne stadifatto che per 4 anni ho smesso di mangiarla e ora la mangio raramente, tipo una volta ogni due mesi per obbligo, poichè i miei mi costringono e per il fattore anemia.) voleva a tutti i costi che io mangiassi una bistecca, io non la volevo, preferivo le olive, così mi disse "se finisci la bistecca ti do le olive", io accettai, ma non mangiai la carne, la nascosi dietro alla televisione quando tutti erano girati o a fare altro. Il giorno dopo mio padre passò li vicino e sentì puzza di qualcosa andato a male, guardò e trovò il bottino.
All'inizio tutti si arrabbiarono con me, poi si fecero due risate, erano in vacanza: dovevano stare rilassati.
Non volevo raccontare la storia della mia vita, ma sono fatta così quando inizio a scrivere non mi ferma più nessuno, se non altro è una delle mie grandi passioni.
Bye