martedì 27 agosto 2013

Specchio di ghiaccio

Il sole si faceva scuro e lei era ancora li a fissarmi imperterrita proprio come se non fosse successo nulla. Mi guardava dall'alto in basso, quasi con aria minacciosa... come se volesse impaurirmi, lei sapeva cosa mi aveva fatto. Era una notte lunga come tante altre... quando il sole si era già spento e la mia dea risorgeva vi erano note dolci nell'aria ma lei non mi lasciava andare.
Voglia di tornare a casa voglia di lasciarsi andare, era tutto inutile... lei mi soffocava.
Erano ormai le tre di notte, lasciavo quel gelido corridoio per dirigermi in stanza, ormai stanca della lunga giornata. Mi buttai a letto, provai a dormire ma lei mi seguiva ovunque... quell'immagine di una giovane fanciulla ormai anneggata nei laghi del tempo continuava ad appararirmi. Con occhi spalancati, mi chiedevo "perchè?"... chi era? Il riflesso allo specchio mi aiutava a capire gli anni passati che ormai con gran fatica avevo lasciato alle spalle. Lei era l'unico ricordo di quel tempo che avevo di proposito dimenticato... e ora che c'ero riuscita tutto continuava a farsi difficile.
Il mio respiro divenne così affannato e nell'aria non vi era più ossigeno. Il mio cuore batteva forte come se la rabbia m'avesse colpito dal profondo... e mi chiedevo perchè ero così arrabbiata... una stupida bambina poteva farmi questo dolore?! Bionda dagli occhi scuri, con un sorriso innocente sul volto, in mano un peluche, un vestito da bambolina, capelli lunghi e guancie paffute... pian piano riuscivo a ricordare.
Mi alzai dal letto, erano le cinque del mattino già vi era il suono degli uccelli che cinguettavano fuori dalla finestra, che suono fastidioso eppure lei lo amava così tanto, ma io come facevo a sapere tutto questo...? Non era una vita passata, era la mia, ma era come se avessi ricominciato da capo, le botte in testa ripetute mi erano state fatali per la memoria... e ora quest'immagine ossessionante, magari avevo le allucinazioni.
Divennero ben presto le otto e il sole era ormai chiaro nel cielo, vi era una bella mattinata piuttosto soleggiata con poche nuvole e li seduta sulla sedia dove facevo colazione da qualche anno vi era lei.
Lei che mi chiedeva se poteva avere un biscotto con una voce tenera e un pò triste... poi si alzò si avvicinò e mi guardò negli occhi per qualche istante... "Perchè mi hai abbandonato?"
Io non capii il gesto di quelle sue parole e le diedi un biscotto per farla tacere, le domandai "Chi sei?"... ma lei tacque.
In quel istante senti una gran fitta al cuore... pensai "Forse è la fine... tutto ciò mi fa rivivere la memoria come sul punto di morire ma io dove sono? cosa sto facendo?".... era come se il mios pirito vagasse e mentre questa fanciulla mi girava in casa io sorseggiavo un the.
Quella stupida abitudine di bere the, ho sempre adorato bere cose calde al mattino, alla sera e al pomeriggio... lei lo sapeva, e... dannazzione non potevo sopportare che lei sapesse tutto.
Non ricordavo la mia vita, cosa potevo raccontare in un futuro a chi mi chiedeva che feci nell'età della giovinezza? Tutto mi sembrava spegnersi e in un tratto persi le forze e mi lascia abbandonata sul divano.
Lei era li a fissarmi, anche quando stavo male... non avevo una figlia non l'avrei potuta abbandonare... quindi chi era?!
Con la bocca ancora impastata dal sonno ormai si erano fatte le dodici ... la rabbia si era fatta ancora più forte e la confusione mi faceva perdere la voglia di fare qualunque cosa.
Ed ecco che si fece un ora che ho sempre odiato... le tre.
Chiesi a questa fanciulla di andarsene e lei mi rispose con aria triste: "Non posso!" ...
Insistetti imperterrita ma lei non mi diede ascolto... ero fuoriosa e lei mi infastidiva a tal punto che decisi di reagire.
Il mio modo di reagire era da sempre ormai diventato violento ma fin ora non avevo mai fatto del male ad altri solo a me stessa... ma ero troppo infuriata così mi avvicinai alla cucina, dal cassetto presi un coltello e si fecero subito le cinque.
Ci misi del tempo e tra pianti, singhiozzi e urla non sapevo se farlo o meno... volevo finalmente eliminarmi di qualla bambina che mi stava perseguitando facendo finta di nulla.
Si fecero le otto di sera... mi avvicinai alla fanciulla con aria calma e le dissi "vattene è tardi!" ... lei non mi ascoltò, scosse la testa e si avvicinò dicendo nuovamente "Non posso!"....
Così mi avvicinai piano la colpi con un colpo alla gola e la sua immagine scomparì... si sentiva piangere con urla strazianti.
Li mi accorsi che quelle urla erano mie e che tutto questo era già capitato, il mio corpo era pur vivo ma ormai da tempo avevo ucciso la mia anima, quella bambina ero io e ora mi sentivo ancora più sola e disperata, sdraiata per terra, circondata da sangue cercavo di urlare ma le forze non me lo permettevano. La mia voce si spense, la mia gola smise di sanguinare e pure il mio cuore.
I nostri occhi erano ghiacciati ormai da tempo e io non potevo vedere cosa realmente avevo fatto... così si fece mezzanotte e vi era un triste solo e malinconico silenzio.